Parco Naturale Regionale dell'Antola

La visita al parco non può prescindere dal monte che gli da il nome, l'Antola (1597 metri), tradizionale meta di escursioni che si snodano lungo percorsi e mulattiere secolari, percorrendo i quali è possibile ricostruire le vecchie vie del commercio e dei traffici. Di sicuro interesse sono le valli ricomprese nell'area protetta, dalla selvaggia val Vobbia alla val Pentemina e alla val Brevenna, punteggiate da antichi borghi rurali (come Pentema, Casareggio, Chiappa e Tonno): qui è possibile rendersi conto di come ha agito l'uomo nel corso dei secoli per rendere vivibili luoghi altrimenti poco adatti alla coltivazione: terrazzamenti, zone bonificate, i caratteristici "casoni", costruzioni in pietra utilizzate fino a qualche decennio fa per la fienagione e il pascolo.

Genova e la cucina del ritorno

Definita "cucina del ritorno" perchè molte ricette la tradizione le vuole inventate dalle donne che aspettavano il ritorno dei mariti dal mare, quella genovese è sicuramente la gastronomia più rappresentativa della regione. Grande è la varietà di piatti sia contadini sia marinari, profumati dalle erbe aromatiche degli scoscesi orti e conditi con il prezioso olio locale. Molte, infatti, sono le preparazioni a base di carne e ortaggi, ma altrettanti sono i piatti a base di pesce, che si distinguono per la capacità di esaltare il gusto dei prodotti ittici meno pregiati, come le acciughe e soprattutto lo stoccafisso, il vero re della tavola genovese (un vero paradosso per una città affacciata sul mare se si considera che proviene dal Mare del Nord). Tipici della città sono anche celebri sughi, come il tocco, la salsa all'aglio e la salsa di noci, che vanno a sposare il sapore ora della pasta, ora della carne e del pesce. Pregiata è, infine, la tradizione pasticciera, il cui cavallo di battaglia è il semplice pandolce, versione secca del panettone. Il nome di Genova si impone comunque per la versatile focaccia e l'inimitabile pesto, dove gioca un ruolo fondamentale il profumatissimo basilico.
Una risorsa, quella del basilico, povera ma eccezionale, diventata il simbolo dell'indissolubile legame dei genovesi con la terra. Non bisogna dimenticare che gli uliveti dell'entroterra, approfittando della fertilità della terra e della mitezza del clima consentono ogni anno la produzione di un ottimo olio, segreto della sapidità delle preparazioni che più semplici. La montagna, invece, col persistere della tradizione dell'allevamento bovino, garantisce una rilevante produzione casearia che trova i suoi vanti nella Prescinseua e nel Casereccio di Gorreto. A ridosso della città, tra Sant'Olcese e Orero, trova origine un prodotto molto apprezzato dai genovesi, il Salame di Sant'Olcese.

La Liguria nell'età del rame e del bronzo

L'età del rame in Liguria vede il sorgere di civiltà nuove. Di questo periodo è il primo monumento "scritto": si tratta di 40 mila segni rupestri del Monte Bego, ora appartenente al Dipartimento francese delle Alpi Marittime, ma geograficamente ligure. Queste incisioni sono comprese nelle due valli chiamate delle Meraviglie e di Fontanalba. Riconducibili al periodo a cavallo tra l'età del rame e quella del bronzo, raffigurano scene della terra e di lotta. Documentazioni di una società pastorale e agricola. Presso lo stesso Monte Bego fu trovato un bronzetto raffigurante un guerriero, indumenti e oggetti in pelle e parecchie armi.
Numerose asce in bronzo sono state invece rinvenute nell'area tra Albenga e Finale. Documenti straordinari dell'area della Lunigiana sono alcune statue-stele scoperte nel secolo scorso e attualmente conservate presso il Museo Ubaldo Formentini di La Spezia. Figure antropomorfe in pietra, caratterizzate da inquietanti teste a mezzaluna, ennesima conferma del grande interesse che rivestiva l'area dell'antica Luni. Testimonianze straordinarie della civiltà del ferro sono i "castellieri", cioè stazioni fortificate, tra cui i più significativi sono quelli di Monte San Giorgio, in val Taggia.
Nel corso del IV secolo a.C. è attivo il sepolcreto paleocristiano di Genova, nei pressi della chiesa di San Siro, prima cattedrale della città. Il ricco arredo funebre, costituito da vasi greci dipinti, usati come cinerari, dimostra che allora Genova era già un importante punto di passaggio.